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Il Convegno di Bologna sui 50 anni di MI

 lunedì, 23 dicembre 2013

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Si è tenuto ieri con successo nella suggestiva cornice della Sala del Risorgimento del Tribunale di Bologna il Convegno celebrativo dei Cinquantanni della nascita di Magistratura Indipendente, alla fine del 1963.
Le relazioni dei colleghi e delle personalità che hanno partecipato all’evento, rievocando la temperie del dibattito presente in magistratura all’epoca della formazione delle attuali correnti e le vicende successive che costituiscono il patrimonio storico dell’Associazione Nazionale Magistrati e della Magistratura italiana, hanno consentito di mettere a fuoco la permanente vitalità del messaggio di indipendenza ed apoliticità che cementa la nostra organizzazione.
Alla cordialità del saluto del Presidente del Tribunale felsineo, Francesco Scutellari, hanno fatto seguito i fervidi messaggi del nostro Segretario distrettuale, Rossella Poggioli, del Procuratore Roberto Alfonso, dell’indimenticato – per tutti i magistrati emiliani e non solo – Procuratore Generale Francesco Pintor e del Presidente del nostro Gruppo Stefano Schirò, incentrati sul processo storico di acquisizione di un habitus mentale di effettiva indipendenza da parte della Magistratura italiana e sul contrastato rapporto con la Politica, rilevando come le originarie tesi di Magistratura Indipendente siano divenute ormai da tempo patrimonio comune dell’associazionismo giudiziario.
La successiva tavola rotonda ha visto il confronto sui temi della permanente attualità della rivendicazione dell’indipendenza del magistrato: indipendenza da se stessi, indipendenza da partiti e centri di potere esterni ed indipendenza rispetto a centri di potere interni, quali si configurano le stesse correnti associative negli aspetti di loro degenerazione, nella doverosa attenzione a non sovrapporre visioni personali o di parte rispetto alla normativa e alla cornice interpretativa che soltanto la sovranità popolare, con la Costituzione e con la legislazione, è deputata a fissare, in ciò riconoscendo i precisi limiti cui la pur esistente politicità della funzione giurisdizionale è astretta in un moderno Stato democratico. Fortemente evocativa in proposito è stata l’esegesi dell’art. 1 dello Statuto di Magistratura Indipendente fornita dal Prof. Giovanni Giacobbe, tra i fondatori del nostro movimento.
Il Senatore Guido Calvi, attuale componente del CSM, ha rievocato l’attenzione sempre prestata al dibattito associativo interno alla Magistratura e la positività del ruolo svolto dalle correnti nell’elaborazione culturale che accompagna lo svolgimento delle delicate funzioni giudiziarie, così come il ruolo dialettico, non preconcetto o fazioso svolto dai membri di nomina parlamentare nell’autogoverno nonostante la designazione politica e per la prevalenza su di essa dell’estrazione professionale. Considerazioni alle quali si è associato il Prof. Filiberto Palumbo, anch’egli componente del CSM.
Il Procuratore Generale di Torino, Marcello Maddalena, ha stigmatizzato il carattere distorsivo rispetto al pluralismo interno alla Magistratura dell’attuale sistema elettorale per il CSM e il mancato ascolto da parte della politica di richieste coerenti con l’esigenza da tutti avvertita di ridurre la “presa” delle correnti ed esaltare nuovamente il ruolo autonomo dell’ANM.
Antonio Patrono ha poi richiamato l’attenzione sul condizionamento all’indipendenza recato dal malinteso utilizzo, a mo’ di clava, dello strumento disciplinare e sul permanente disconoscimento da parte degli altri gruppi dell’esistenza delle generalmente denunciate degenerazioni correntizie, negazionismo che paralizza l’effettiva attuazione dei possibili rimedi.
Infine, negli interventi dei colleghi Aldo Morgigni, Sebastiano Ardita, Giuseppe Marra e Giuseppe Corasaniti, attivi esponenti della nuova leva di Magistratura Indipendente, sono stati declinati all’attualità e in proiezione futura i contenuti in concreto e gli obiettivi che i principi d’indipendenza, di soggezione esclusiva alla legge, di servizio alla collettività impongono ai magistrati nell’esercizio della giurisdizione, nell’attività associativa e nell’autogoverno a tutti i livelli.
E’ stata dunque l’occasione di un dibattito non ripiegato all’interno e al passato, pur giustamente ricordando, con orgoglio ed anche commozione, quanto, con l’esempio di vita personale e professionale, innanzitutto, e col generoso impegno associativo offerto, i tanti colleghi che hanno illustrato Magistratura Indipendente ci hanno insegnato, e, fra questi, Paolo Borsellino, indimenticato Segretario dello storico gruppo di Palermo e Presidente del nostro Consiglio Nazionale. 
Insomma, dal Convegno bolognese vengono - per me e, credo, per i tanti che hanno partecipato e per quelli che potranno leggere le relazioni di prossima pubblicazione - riconfermate le ragioni di un impegno che viene da lontano e si rinnova a misura delle nuove sfide che un’Istituzione importante e freno al degrado della convivenza civile come la Magistratura deve saper affrontare.
Un ringraziamento toto corde, personale e di tutti gli aderenti e simpatizzanti di Magistratura Indipendente, dell’Emilia Romagna e non, va a Stefano Amore e Rossella Poggioli per aver degnamente onorato con l’organizzazione di questo Convegno l’importante ricorrenza.

Carlo Coco

 
 
 
 
 
 
 

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