Magistratura Indipendente
venerdì, 07 agosto 2020 21:10
 

venerdì, 01 maggio 2020
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La nuova disciplina dell’udienza da remoto: un danno per l’efficienza della giurisdizione, un rischio per la sicurezza dei magistrati

 

Il D.L.  30 aprile 2020, n. 28, recante, tra l’altro, “disposizioni integrative e di coordinamento in materia di giustizia civile, amministrativa e contabile”, entra in vigore oggi.

Il suo art. 3 incide, modificandolo a distanza di pochi giorni, sull’art. 83 co. 7 lett. f) del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, conv., con modif., dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, prevedendo, al comma 1 lett. c), che lo svolgimento dell’udienza civile in modalità da remoto avvenga (necessariamente) “con la presenza del giudice nell’ufficio giudiziario”.

Si tratta di una modifica inattesa le cui ragioni straordinarie di necessità e urgenza non sono note; un intervento in controtendenza rispetto alla regola del lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle amministrazioni pubbliche per fronteggiare la crisi epidemiologica; una norma finanche dannosa ai fini dell’efficienza, tenuto conto che nel corso di questi due mesi di prima applicazione le dotazioni tecniche-informatiche degli uffici giudiziari si sono spesso rilevate inadeguate; una misura oltretutto derogatoria e speciale, approntata per i soli magistrati ordinari, essendo viceversa consentito l’utilizzo della modalità da remoto per la giustizia amministrativa, nonché contabile, senza limitazioni e con la fictio iuris che “Il luogo da cui si collegano i magistrati, gli avvocati e il personale addetto è considerato udienza a tutti gli effetti di legge”.

Trattasi di deroga non agevolmente comprensibile, se solo si pensa alla necessità di assicurare uniformità e coerenza di comportamenti nelle pubbliche amministrazioni per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

Anche nel settore penale le modifiche intervenute sul versante degli strumenti tecnologici sono marcatamente restrittive.

Per salvaguardare i beni primari della salute e della sicurezza e consentire al contempo, dopo la fase di lockdown, la celebrazione dei processi penali con modalità telematiche, sarebbe stato importante non subordinare (art. 3 comma 1 lett. d) D.L. n. 28, cit.) la possibilità dell’espletamento delle udienze penali (di discussione finale e quelle in cui devono essere esaminati testimoni, parti, consulenti o periti) al consenso delle parti, così da trasformare l’udienza da remoto a strumento di marginale impiego, se non del tutto residuale.

  In ogni caso, lo svolgimento delle udienze penali in aula, laddove resti esclusa la celebrazione da remoto, imporrebbe l’adozione di effettive e verificabili misure di protezione, tali da garantire l’assoluta sicurezza sanitaria per i soggetti coinvolti e per l’intera comunità.

Ci auguriamo che tali modifiche, su cui fermamente dissentiamo, non siano frutto di quelle interlocuzioni ministeriali intrattenute -senza mai informare il gruppo di Magistratura Indipendente- dalla GEC dell’ANM con il Ministro della Giustizia, e di cui solo nella mail di ieri indirizzata a tutti magistrati italiani si dà, dopo lunghi e incomprensibili silenzi, vagamente conto.

In tale mail si legge, con singolare coincidenza di tempi rispetto al varo del D.L. n. 28, cit., e con inappropriati toni auto-elogiativi, che sarebbe stato richiesto al Ministro “…di prevedere una disciplina normativa uniforme e rigorosa sullo svolgimento delle udienze da remoto”.

Se così fosse, sarebbe un fatto di straordinaria gravità, ben potendo la nuova disciplina dell’udienza da remoto incidere negativamente sulla salute e sulla sicurezza dei colleghi e sull’efficienza della giurisdizione.

Nel caso in cui la GEC fosse stata tenuta all’oscuro di tutto, e l’intervento normativo si fosse rivelato per essa inaspettato, sarebbe ugualmente grave e inaudito, venendo purtroppo confermata nei fatti quella valutazione di inconcludenza e scarsa rappresentatività della GEC dell’ANM da noi già formulata.

Chiediamo che la GEC dell’ANM fornisca ai magistrati italiani i doverosi chiarimenti, per dovere di coscienza e necessità di rappresentanza.

Magistratura Indipendente

Il Presidente Mariagrazia Arena

Il Segretario Paola D’Ovidio

 
 
 
 
 
 
 

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