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sabato, 30 luglio 2022 19:20

COSE DI UN ALTRO GENERE

 lunedì, 27 giugno 2022

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Il documento del Gruppo di Lavoro approvato dal Consiglio Nazionale di MD il 19.6.2022 e diffuso anche a mezzo stampa ci sconcerta e impone alcune riflessioni.
Non è in discussione il diritto di critica dei provvedimenti giudiziari, se esercitato nei limiti della continenza e con serietà di argomentazioni, ma la vicenda di personale sofferenza della Professoressa Cloe Bianco, culminata in un tragico gesto sulle cui intime e profonde ragioni potremmo a lungo, ma forse inutilmente, interrogarci, avrebbe meritato anzitutto un rispettoso silenzio.
Di sicuro non possiamo accettare che venga posta una relazione tra quel drammatico epilogo e una decisione giudiziaria assunta da un collega oltre sei anni prima.
Riteniamo che simili prese di posizione costituiscano un pericoloso azzardo, in quanto potenzialmente in grado di sovraesporre e anche mettere a rischio l’incolumità dei colleghi estensori di difficili provvedimenti, su temi fortemente discussi e contrastati anche nella società civile.
Sicuramente intollerabile appare, poi, la consuetudine ormai invalsa di MD di attaccare sulla piazza mediatica colleghi e colleghe – tra l’altro sempre a sé distanti, come se l’errore giudiziario, a dispetto del “noi” onnipresente nei suoi comunicati, riguardi però sempre l’altro da sé.
Se la preoccupazione è veramente quella di cercare di individuare e contrastare le discriminazioni di genere e la vittimizzazione secondaria, sarebbe utile, invece di puntare il dito su singole vicende, sull’onda del clamore mediatico, interrogarci tutti, nelle sedi opportune e con umiltà, se vi sia o meno un problema diffuso di adesione inconsapevole al pregiudizio di genere nell’attività giudiziaria, e mettere a tema questi interrogativi.
Non ci riconosciamo nei toni censori adottati dal Gruppo di Lavoro di MD nel suo documento, che invitiamo a riporre nel cassetto il lapis rosso e blu, e riteniamo che serva, piuttosto, un impegno comune nell’acquisizione di consapevolezza circa la necessità di una formazione interdisciplinare estesa alle scienze psico-sociali, quale prerequisito per affrontare con competenza il lavoro giudiziario, quando involge questioni di genere.
Questa è la direzione che auspichiamo e che stiamo concretamente attuando, da ultimo con il convegno organizzato nello scorso maggio da Magistratura Indipendente sul tema “Stereotipi di genere e decisioni giurisprudenziali” in collaborazione con l’osservatorio italiano sulla violenza di genere (https://ovd.unimi.it), nel quale si è riflettuto sul fatto che il pregiudizio più pericoloso, perché sotto traccia e spesso inconsapevole, è quello che influisce sulla ricostruzione del fatto, invece che sull’interpretazione della norma.
Questo, riteniamo, è il modo migliore per onorare la memoria della Professoressa Bianco.
 
Magistratura Indipendente
 
 
 
 
 
 

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