Magistratura Indipendente
sabato, 20 ottobre 2018 01:44
 

Editoriale

Il diritto vivente

Rivista giuridica online di Magistratura Indipendente   “Il diritto vivente”: le ragioni di una Rivista

 

 

1. Per “diritto vivente” s’intende generalmente la consolidata opinione comune maturata nella giurisprudenza e nella dottrina in ordine al significato da attribuire a una determinata norma. Questa espressione è utilizzata per la prima volta dalla sentenza n. 274 del 1976 della Corte costituzionale, anche se è solo dagli anni ottanta che si acquisisce la piena consapevolezza del suo significato.
L’espressione, dunque, in relazione al rapido consumo che avviene oggi giorno di mode, formule, slogan, frasi ad effetto e modi di dire, può ben dirsi “vecchia” o per lo meno un po’ “datata”, ma è forse proprio per questo che l’abbiamo scelta, per l’ambizione di pensare ad un progetto comune che possa durare nel tempo e diventare patrimonio di tutti.
Ma soprattutto il diritto vivente “costringe” a non defilarsi mai, ad essere sempre nel mezzo dell’agone giuridico, a seguire e a cercare di interpretare il continuo flusso di norme nel loro incessante divenire ad opera dei giudici, degli avvocati, dei professori, dei giuristi tutti. Proprio per questo “il diritto vivente” è aperto a tutti. Davanti al continuo scorrere del diritto vivente siamo tutti uguali, l’insigne professore e il giovane studioso sconosciuto: tutti sono ben accetti purché diano il loro contributo fattivo di idee. E del resto che il diritto vivente non sia un affare privato di un’élite è stato sottolineato anche di recente dalla Cassazione (sentenza n. 10739 del 2015), la quale ha affermato che “anche i singoli individui, con i loro atti giuridicamente rilevanti, influiscono sul diritto vivente, così contribuendo a determinarlo”.

2.  L’espressione “diritto vivente” non ha invece anche la presunzione di collocarci sempre dalla parte dei “giusti” e della “ragione”. Per noi l’importante non è “avere sempre ragione”, ma contribuire a migliorare il nostro diritto, nella consapevolezza che un miglioramento può anche partire da una tesi controvertibile, la quale però magari provochi come reazione l’idea più adatta per la soluzione di un problema.
“Il diritto vivente” è un punto di partenza, obbliga ad ascoltare cercando di capire e a parlare cercando di spiegarsi al meglio. Il diritto vivente è una continua tensione, è uno stimolo alla creazione di nuove idee, di nuove proposte, una ricerca di nuovi affascinanti orizzonti, non legati solo ai confini italiani ma protesi verso l’Europa e verso il resto del mondo.
E in effetti dare forza e voce al diritto vivente significa dare forza e voce non solo al “dialogo” tra la Corte di Cassazione e Costituzionale, ma anche con quella di Strasburgo e di Lussemburgo. Questi “dialoghi” infatti, laddove siano davvero tali (e non già una comunicazione tra parlanti lingue diverse e reciprocamente sconosciute), si nutrono avidamente del diritto vivente, il quale a sua volta è chiamato ad acquisire una dimensione non più solo nazionale ma per lo meno anche europea.
Infine “il diritto vivente” “obbliga” a studiare, a impegnarsi molto e a tenersi aggiornati, ma lo faremo volentieri, perché siamo consapevoli che “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.

3. La Rivista, suddivisa per aree tematiche (Civile, Lavoro, Penale, Ordinamento giudiziario, Tributario, Europa, Costituzionale/Pubblico), intende dunque ospitare spunti di riflessione sui temi che maggiormente agitano la complessa e frammentata realtà giuridica in cui viviamo ed operiamo e contributi di aggiornamento sulle novità normative e giurisprudenziali delle Supreme Corti italiane ed europee, e si pone l’obiettivo di diventare un valido ed effettivo punto di riferimento culturale del mondo giuridico di oggi.

                      Lorenzo delli Priscoli

 
 
 
 
 
 
 

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