Magistratura Indipendente
mercoledì, 19 settembre 2018 17:14
 

lunedì, 12 marzo 2018
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“Il ’68 e il diritto. L’onda lunga di una rivoluzione”

Mauro Gallina, giudice del Tribunale di Milano

 

Procediamo con estrema soddisfazione alla pubblicazione delle due relazione centrali del convegno “Il ’68 e il diritto. L’onda lunga di una rivoluzione” organizzato lo scorso 2 dicembre dalla Magistratura Indipendente milanese presso l’Aula Magna del Tribunale meneghino.
Anticipiamo subito i possibili dubbi e perplessità che potrebbero ingenerarsi nell’approccio agli atti di un convegno di questo taglio: c’era proprio bisogno di organizzare un incontro di studio sull’attualità dei riflessi del c.d. ’68 sul mondo del diritto? E non è poi singolare che ad accollarsene l’onere sia stata una corrente della magistratura che dalle temperie di quel periodo appare statutariamente distante? Non è sufficiente l’opera di aggiornamento e formazione svolta meritoriamente dalla Scuola di Formazione?
Tutte domande più che legittime, alle quali la risposta - a parere di chi scrive - più sensata è semplicemente: “leggete e giudicate”.
Coerentemente con questa premessa, lasciamo spazio ai contributi scritti di due personaggi d’eccezione:
- Il prof. Paolo Pagani, ordinario di filosofia morale presso l’Università Cà Foscari di Venezia, il filosofo italiano che – tenendosi saggiamente distante da tutti i salotti e le tavole di volta in volta imbandite à la page – ha più conservato il gusto della libera elaborazione “sorgiva” del pensiero;
- Il collega Tomaso Emilio Epidendio, un autentico outsider nel panorama della magistratura, capace di coniugare una consistente esperienza maturata sul campo con profondità di studi e riflessioni davvero non comuni.
Leggendo le loro relazioni, ci si renderà conto che davvero entrambi non hanno tradito le speranze e le attese su di loro riposte. Per chi, stanco dalle letture quotidiane di atti e documenti, preferisse la forma orale, è sempre disponibile la registrazione audio sul link https://www.radioradicale.it/scheda/526956/il-68-e-il-diritto-londa-lunga-di-una-rivoluzione.
Ci sia permesso tuttavia rilanciare la provocazione iniziale, formulando a nostra volta una ulteriore domanda, che a ben vedere è quella che più ha sollecitato l’organizzazione del convegno.
Non è per caso che, a fronte dell’innegabile progredire – di fatto senza ostacoli – della discrezionalità del potere giudiziario, direttamente proporzionale alla perdita di centralità nel sistema delle fonti di quella “legge” cui l’art. 101 della Costituzione Repubblicana vorrebbe il giudice sottoposto, il processo di burocratizzazione della magistratura e il senso di impotenza e inutilità avvertito con disagio da molti trovi almeno in parte giustificazione nella cappa ideologica che avvolge attualmente la società e le istituzioni?
Scriveva Hanna Arendt, con la sua usuale acutezza, che l’ideologia si presenta come ingenua accettazione della realtà visibile, costituendone invece l’intelligente destituzione  .
Crediamo sia compito della magistratura organizzata, in quanto espressione di una vita concreta naturalmente portatrice di istanze critiche rispetto ad ogni tentativo di controllo esterno, portare alla luce i tratti del pensiero comune dominante, sì da rendere ciascuno più libero e responsabile nel proprio quotidiano esercizio della giurisdizione.
Scriveva Vàclav Havel nel suo capolavoro “Il potere dei senza potere” – di recente ripubblicato da una piccola ma gloriosa casa editrice con la prefazione, forse non casuale, della prof. Marta Cartabia, Vice-presidente della Corte Costituzionale che ha chiamato a sé quale assistente proprio Tomaso Epidendio - : “la profonda crisi dell’identità provocata dalla vita nella menzogna e che a sua volta rende possibile questa vita, ha indubbiamente una sua dimensione morale: si manifesta, tra l’altro, come profonda crisi morale della società. L’uomo sedotto dalla scala consumistica di valori, «disperso» e amalgamato nella massa, privo di un ancoraggio nell’ordine dell’essere, avvertendo una responsabilità superiore a quella della propria sopravvivenza, è un uomo demoralizzato; su questa sua demoralizzazione il sistema si fonda, la approfondisce, ne è la proiezione sociale”  .
Auguriamo a tutti buona lettura come antidoto ad ogni forma di “demoralizzazione”!

 
 
 
 
 
 
 

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