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martedì, 29 novembre 2022 1:01

CSM

Il caso del ricollocamento in ruolo di Catello Maresca

  Csm   Dal csm 
 giovedì, 9 dicembre 2021

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Cari colleghi,
in merito alle polemiche sollevate sul caso del ricollocamento in ruolo di Catello Maresca, riteniamo doverose alcune precisazioni.

Come noto, il collega è stato eletto consigliere comunale del Comune di Napoli.

Nel sistema normativo vigente ( art. 60 della L.267/2000, cd Testo Unico Enti Locali), il magistrato non è eleggibile a sindaco o consigliere comunale nel territorio nel quale esercita le proprie funzioni, salvo che venga collocato in aspettativa prima del giorno fissato per la presentazione delle candidature (difatti, il dott. Maresca, magistrato in servizio a Napoli all’epoca delle elezioni amministrative, era stato collocato in aspettativa, ed è risultato eletto consigliere comunale a Napoli).

Non è prevista nessun’altra causa di ineleggibilità o di incompatibilità con la funzione giurisdizionale.

Secondo il sistema normativo attuale, dunque, il magistrato può ricoprire la carica di consigliere comunale se svolge le funzioni giurisdizionali in un territorio diverso.

Fermo il quadro descritto, la circolare del CSM sulla mobilità – che non può modificare le norme primarie - regola il caso in questione. In particolare, l’art. 126 stabilisce che “ il magistrato chiamato a ricoprire una carica pubblica nelle amministrazioni degli enti locali o delle regioni in posizione di aspettativa, può chiedere, al fine di espletare il mandato o l’incarico amministrativo, in alternativa alla permanenza fuori ruolo, di essere assegnato ad una sede vicina. In questo caso, il magistrato è assegnato in un posto vacante in un distretto viciniore diverso da quello competente ai sensi dell’art. 11 cpp e fuori dall’area territoriale in cui esercita il mandato”.

In applicazione delle regole indicate, Catello Maresca, che aveva avanzato richiesta di rientro in ruolo, è stato destinato alla Corte d’Appello di Campobasso con funzioni di Consigliere.

Tanto premesso, ben comprendiamo i profili di criticità che il caso può determinare. Più volte in plenum ci siamo espressi auspicando interventi chiari e più stringenti del legislatore circa l’ingresso in politica di magistrati e soprattutto sul loro rientro in ruolo.
Rileviamo però che l’auspicato intervento riformatore dei rapporti magistratura e politica non è ancora intervenuto, nonostante le ripetute sollecitazioni provenienti, in misura unanime, da tutta la magistratura associata e da tutte le componenti consiliari. Rimandiamo, in proposito, al parere favorevole da noi votato sul progetto di riforma dell’ordinamento giudiziario (cd. DDL Bonafede), regolante in misura molto stringente i rapporti tra magistratura e politica, che introduceva, ad esempio, l’ineleggibilità senza deroghe nel territorio in cui si esercita la giurisdizione. Abbiamo quindi deciso di riaprire istituzionalmente il dibattito con le autorità competenti, chiedendo al Comitato di Presidenza che venga discussa e adottata presso la Sesta commissione una Risoluzione sul tema dei rapporti tra politica e magistratura.

Rileviamo però che, allo stato, siamo tenuti ad applicare la normativa vigente.

Non comprendiamo, quindi, le posizioni di astensione registratesi sulla delibera Maresca: facile comprendere che se tutti i componenti del CSM si fossero astenuti, il rientro in ruolo sarebbe stato negato, con conseguente sicura impugnazione e riforma della delibera da parte del giudice amministrativo.

Riteniamo, da magistrati, di essere soggetti alla legge, anche se non sempre concordiamo con il suo contenuto e con le relative conseguenze. Questa è la responsabilità che impone il nostro ruolo, anche al CSM. Noi ci siamo assunti la responsabilità di una scelta dovuta, anche se scomoda o impopolare. Il resto ci sembra facile demagogia.

Cari saluti a tutti.

Loredana Miccichè
Paola Braggion
Antonio D’Amato
Maria Tiziana Balduini

 
 
 
 
 
 

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