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sabato, 30 luglio 2022 19:20

Intervista a Stefano Buccini, il pm che scoperchiò il malaffare del Mose

 mercoledì, 27 luglio 2022

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da Il Gazzettino

«La magistratura deve assicurare un servizio».

 
 

Dice che l'obiettivo è uno ed è molto semplice: «La magistratura deve assicurare un servizio, deve determinarsi non come potere o come funzione dello Stato, ma come servizio». Peccato che poi si scontri con i ritardi, le burocrazie, le carenze di organico, tutte cose che rendono la giustizia italiana lenta, quasi un pachiderma, anni e anni per avere un verdetto. In pratica, giustizia. «Ecco, tutto questo è una sconfitta prima di tutto per noi magistrati».

Parla Stefano Buccini, 50 anni il prossimo novembre, romano di nascita ma con mamma veneta e nonna materna istriana, pubblico ministero della Procura della Repubblica di Venezia, uno degli uomini che nel 2014 scoperchiarono il malaffare del Mose, da pochi giorni neoeletto per acclamazione presidente dell'assemblea generale di Magistratura Indipendente, il cosiddetto gruppo di centrodestra dei magistrati, nonché dallo scorso 2 luglio componente della Dda, la Direzione Distrettuale Antimafia di Venezia.

Dottor Buccini, lei è in Procura a Venezia dal 2004. Si ricorda il suo primo fascicolo?
«Quello in cui dovetti prendere la prima, importante decisione: ci fu il sequestro di una nave ormeggiata a Venezia dopo un controllo della Capitaneria di porto, io ero di turno, mi occupavo di reati ambientali, bisognava accertare se il trasporto consisteva in rottami ferrosi o se invece erano rifiuti non dichiarati come tali».

Appena arrivato a Venezia avrebbe mai immaginato che di lì a dieci anni, il 4 giugno 2014, sarebbe stato tra i protagonisti di quella che fu soprannominata la Retata Storica?
«No. Io andavo e vado in ufficio ogni giorno senza pensare a cosa capiterà, con il chiaro intendimento di leggere le carte e di fare il mio lavoro. La vicenda del Mose ebbe un prologo nel 2012 quando venni assegnato all'area che si occupa dei reati contro la pubblica amministrazione e dei reati economici e poi nel febbraio 2013 quando, all'indomani delle perquisizioni e dell'arresto di Piergiorgio Baita, venni coinvolto nelle indagini su richiesta del dottor Stefano Ancilotto. In poco più di un anno vennero fatte le indagini che portarono alla collaborazione di Baita e alla ricerca dei destinatari dei fondi neri creati con le false fatturazioni».

Di quei giorni cosa ricorda?
«Grandissima emozione, condivisione, un ufficio coeso, c'era Carlo Nordio, il nostro procuratore aggiunto, che completava il quadro e dava serenità. Voglio sottolineare che quella vicenda non è mai stata tacciata di strumentalità od altro».

Lo scandalo del Mose può ripetersi?
«Premesso che la responsabilità penale è individuale, noi lavoriamo su specifiche ipotesi di reato. È semplice: quello che posso dire è quello che riusciamo a provare».

Da Mani Pulite nel 1992 al Mose nel 2014, nei confronti dei magistrati in questo trentennio ci sono stati una grande attenzione e un plauso da parte dell'opinione pubblica. Poi, però, con i referendum sulla giustizia dello scorso giugno, non si è manco raggiunto il quorum. Una contraddizione?
«I referendum sono strumenti di consultazione che mal si prestano a quesiti squisitamente tecnici. C'era un quesito sulle 25 firme per le candidature al Csm: difficile mobilitare la risposta politica su un tema del genere. Questioni, comunque, poi affrontate con la riforma Cartabia e che per larga parte dovrà essere attuata con decreti legislativi».

Dipendesse da lei, che referendum andrebbe proposto per riformare la giustizia italiana?
«La giustizia non ha bisogno di qualcosa che possa essere dato con un referendum, ha bisogno semmai di attenzione da parte del legislatore, di risorse per il suo funzionamento, di informatizzazione. Oggi il penale è praticamente ancora cartaceo. Un'opera meritoria, ad esempio, è stata la realizzazione della Cittadella della giustizia a Venezia. Ma serve ancora molto. C'è bisogno di regole processuali che coniughino il fine di garanzia e l'efficienza».

È stato appena eletto per acclamazione presidente di Magistratura Indipendente, uno dei principali gruppi di riferimento dei magistrati. Di cosa si occuperà durante il mandato?
«Applicare la legge senza perseguire finalità ulteriori che non siano la giustizia. E poi mi interessano le condizioni di lavoro dei miei colleghi».

Csm, il 18 e 19 settembre le elezioni dei 20 membri togati, in attesa che il nuovo Parlamento elegga i 10 laici. Ci saranno veneti nel Consiglio superiore di magistratura?
«Le liste non sono ancora note, si avranno martedì. Per quanto riguarda il nostro gruppo, non abbiamo candidature nel distretto di Venezia nel relativo collegio, appoggeremo una collega di Bergamo».

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