ultimo aggiornamento
venerdì, 25 settembre 2020 22:30

La magistratura fra clientelismo e politicizzazione

 martedì, 30 giugno 2020

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Appunti per una riflessione

 
 

In questo momento storico, il governo autonomo della  magistratura è investito  da critiche che mi pare si possano riassumere in   due fondamentali addebiti: il clientelismo che viene ricollegato  alla articolazione in correnti,  e la politicizzazione pur essa indotta dalle correnti.
Clientelismo e politicizzazione nascono da moventi diversi e danno luogo a fenomeni profondamente differenti, anche se in qualche caso convergono nella così detta “lottizzazione”.
Il clientelismo affonda le sue radici nella stessa natura umana; esisteva prima delle correnti e sopravviverà alla loro scomparsa. Già nel libro del Genesi la Sacra Scrittura ci insegna che i nostri antenati, sedotti dal serpente, hanno abbandonato l’albero della  vita, e mangiato i frutti dell’albero del bene e del male; allo scopo di divenire “simili a dei”, cioè arbitri -appunto- del bene e del male.
Da allora ogni potere piccolo o grande che sia ha in sé un profilo  potenzialmente malvagio; che si appalesa quando non lo   utilizziamo  per perseguire  i nobili scopi  cui tale potere è funzionale; bensì per affermare la nostra volontà (e voluttà) di potenza.
E’ chiaro che il primo e fondamentale strumento per arginare, se non distruggere, gli abusi è la tensione etica che dovrebbe animare chi ha un potere eletto o elettore che sia. Anche se sovente cadiamo nella illusione di occultare  sotto i panni dell’altruismo la egoistica volontà di potenza. 
Ma sul piano delle possibili riforme legislative, cioè del fattibile: come combattere gli abusi di potere? Il sistema più semplice sarebbe distruggere il potere stesso. Una soluzione che certo non può essere adottata in via generale come vorrebbero gli anarchici. Ma, per scendere dalle “braghe di Adamo” ai fatti minuti che oggi ci tormentano, il criterio della “anzianità senza demerito” che  a me pare il migliore per la nomina dei titolari degli uffici direttivi, stringerebbe il CSM in vincoli che ne ridurrebbero il potere e quindi il possibile abuso di potere.  Però  debbo dar atto che tutti -o quasi- oggi  si sono convertiti alla “meritocrazia”; seguendo l’esempio di Alessandro Magno che in punto di morte avrebbe nominato ad erede del suo impero “il più degno”, dando così inizio alle guerre di successione.
Un altro strumento per ridurre le cause che possono indurre il componente del CSM a commettere abusi, è eliminare il vincolo di gratitudine che normalmente lega l’eletto al suo elettore; specie se “grande elettore”, cioè un soggetto capace di mobilitare forme di aggregazione, amicali, gastronomiche, professionali o correntizie…. E’ evidente che se estraiamo a sorte i componenti del CSM, il nominato deve essere grato solo alla sua buona stella, e siccome le stelle non risulta aspirino a ricoprire incarichi direttivi, vien meno una   delle spinte a commettere abusi; anche se certo sopravvivono altre possibili pulsioni verso il  “peccato”.
Mentre, di per sé,  ogni sistema elettorale vive necessariamente sul rapporto eletto – elettore e dunque suscita, come già accennato, un rapporto di possibile gratitudine; si può solo cercare forme di voto e di scrutinio che rendano difficile all’eletto verificare se colui che ha promesso appoggio ha mantenuto la sua promessa (verifica più facile nei piccoli collegi).
Osservo ancora che se si mantiene lo strumento elettorale, come imposto dalla Costituzione, qualunque riforma che miri esclusivamente ad eliminare la forza delle correnti corre il rischio di essere controproducente, come dimostra l’esperienza del passato.
Di qui la mia opzione a favore del sistema del “voto singolo trasferibile” che non pretende  di attuare scopi etici, di rendere i magistrati “più buoni”;  ma consente di “fotografare” puntualmente le opzioni dei singoli elettori, realizzando così la più esatta possibile forma di autogoverno. Articolata in correnti se così  vogliono gli elettori, composta di singoli “battitori liberi”, se così sceglieranno i magistrati (rinvio al mio studio sulle leggi elettorali del CSM pubblicato su Il Foro Italiano).
Con questa confessione, passo   ad un cenno sul  secondo corno della nostra riflessione: la politicizzazione della giustizia  che viene da molti collegato alla esistenza fra i magistrati di forme associative     definite “correnti”.
E’ chiaro che anche i magistrati possono liberamente associarsi secondo i criteri  che loro più appaiono convenienti; e il peso inevitabilmente anche elettorale) delle correnti dipende dalla loro capacità di aggregare i colleghi. Questa capacità è legata a molti fattori, fra cui -in passato almeno- hanno svolto   un importante ruolo le articolazioni ideologiche.
Ci si domanda: queste articolazioni ideologiche sono scomparse?.
A me pare di dover rispondere di no.
Dobbiamo ricordare che le correnti ideologiche così come oggi operative  nascono con il costituirsi nel 1964 della prima delle correnti ideologiche: Magistratura Democratica (ora Area).
Magistratura Democratica si professa dichiaratamente progressista e  di sinistra e soprattutto sostiene che questa scelta determina importati effetti nelle forme, nei modi, nei risultati della giurisdizione.
Questa scelta non è condivisa da molti magistrati, ed i critici più decisi     hanno costituito il raggruppamento di “Magistratura Indipendente” che contesta l’affermazione chiave di volta di MD secondo cui  le scelte ideali del giudice si rifletterebbero  nella giurisdizione.
Costituiti così due poli, è fatale se ne formi anche un terzo -a metà strada fra gli altri due- che oggi è rappresentato soprattutto da Unicost.
Per correttezza, devo  ricordare che MD respinge al mittente le critiche di MI in quanto sostiene che   MD si limita a manifestare   con franchezza la propria opzione ideale; mentre i magistrati tradizionalisti aderenti a MI  nasconderebbero sovente sotto il manto della apoliticità scelte ideologiche reazionarie.
Non è questa la sede per ripercorrere tutta la storia di questa diatriba, fra scontri al calor bianco, e sorprendenti convergenze  (con la formazione nella ANM di giunte   MD-MI con esclusione di Unicost). Ho in proposito redatto una sommaria esposizione in occasione di un convengo organizzato da MI nell’ottobre del 2018 e ad essa rinvio.
Mi pare comunque difficile contestare che le ragioni di una articolazione ideologica permangono ancora oggi come dimostra il colloquio intercettato fra due esponenti di Unicost: uno  che -secondo me ragionevolmente- ritiene inopportuno uno scontro con il Ministro dell’interno dell’epoca e un altro che  riconosce le buone ragioni dell’interlocutore; ma taglia corto: è bene, è politicamente opportuno, coltivare buoni rapporti con Area e con una parte politica e dunque si vota in  CSM un ordine del giorno di critica al Ministro, e di solidarietà con chi lo accusa.
E allora?
Da buon tradizionalista, non credo esista la soluzione definitiva dei problemi che oggi ci affliggono, credo però sia nostro dovere discuterli ed   affrontarli, nonché tentare di contenerli,  in un rapporto dialettico aperto con tutti coloro che non la pensano come noi.
Perciò  ho elaborato questi appunti; in cui ribadisco la mia condivisione del pensiero  di  Montale secondo cui  "la storia non procede/né recede, si sposta di binario/ e la sua direzione non è nell'orario".

 
 
 
 
 
 

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