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Le pagelle? Le ha inserite la Cartabia. Sono un punto qualificante della riforma

 giovedì, 30 novembre 2023

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L'INTERVISTA: CLAUDIO GALOPPI
L'esperto del ministro Nordio: "Non sono una novità, servono a premiare i magistrati più efficienti. E viene esaltato il ruolo di garanzia del Csm"

 
 

Claudio Galoppi, esponente di punta di Magistratura Indipendente ed ex membro del Csm, è giudice alla Corte d'appello di Milano ed ha presieduto la commissione del ministro della Giustizia Carlo Nordio per i decreti attuativi della riforma Cartabia sull'ordinamento giudiziario, approvati martedì dal Consiglio dei ministri.

Sulle pagelle ai magistrati ci sono molte polemiche, perché fanno paura?

«Le pagelle non sono una novità dei decreti ma uno dei punti qualificanti della riforma Cartabia. I giudizi, come buono, discreto, ottimo, diventano più stringenti, ma riguardano solo la capacità di organizzare il lavoro. La votazione vuole premiare i magistrati che sono più efficienti e si fanno carico di un giustizia più celere e di maggiore qualità».

Quindi dovrebbero bocciare le cosiddette toghe-lumaca, ma c'è anche da chiedersi se finalmente errori fatti in inchieste, processi o altri provvedimenti finalmente peseranno sulla carriera.

«L'esito dei procedimenti riguarda la capacità del magistrato, parametro che già viene considerato, ma adesso gli viene dato più spazio, collegandolo a gravi anomalie che emergerebbero nei gradi successivi di giudizio. Per la definizione di questo parametro la commissione proponeva di legarla alla complessiva attività del magistrato, più che alla qualità e al merito come è stato poi fatto, ampliando il potere discrezionale del Csm».

Sulle valutazioni di professionalità il ministro Nordio ha dovuto sottolineare che sarà sempre il Csm a farle e non c'è rischio di intromissione del governo. Nessun attentato a indipendenza e autonomia della magistratura?

«Anzi, viene esaltato il ruolo di garanzia del Csm e dei consigli giudiziari».

Altra novità la disciplina per gli incarichi direttivi e semidirettivi.

«Si sono voluti dare criteri oggettivi per la valutazione comparativa dei candidati ad un particolare incarico. L'obiettivo è rendere più trasparenti e prevedibili le promozioni».

Poi c'è la stretta sui fuori ruolo.

«È importante perché il numero è diminuito significativamente. Oggi ci sono 250 fuori ruolo sull'organico di 10 mila magistrati, mentre diventeranno 180, quasi il trenta per cento in meno. Si vuole privilegiare l'esercizio delle funzioni ordinarie e, se ruoli come quelli negli uffici legislativi dei ministeri sono essenziali, si guarda con favore ad incarichi in organi sovranazionali funzionali alla giustizia, dalla Corte di giustizia europea a Eurojust».

Il taglio vuole evitare le carriere parallele di magistrati che per lo più fanno altro...

«Il messaggio è che il magistrato deve fare il magistrato, per questo anche il limite totale nell'intera carriera è stato abbassato da 10 a 7 anni. E dopo un incarico serve un periodo di decantazione prima di accettarne un altro».

Tutto questo inciderà anche sulla politicizzazione di parte della magistratura?

«Le norme favoriscono una maggiore riflessione del magistrato su terzietà e imparzialità, che devono essere canone fondamentale della sua azione».

C'è anche un nuovo ruolo degli avvocati.

«Sì, danno un contributo sia all'organizzazione degli uffici che alla valutazione dei magistrati, sempre secondo regole precise».

Il Csm cambierà?

«Abbiamo introdotto nei procedimenti davanti al Csm i principi di celerità e trasparenza, soprattutto per l'attribuzione degli incarichi e tutti potranno prendere visione degli atti».

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