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giovedì, 15 aprile 2021 17:42

IN ANM  

Report dal CDC: RIUNIONE DEL 13 E 14 MARZO 2021

  In anm 
 martedì, 23 marzo 2021

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Questo Comitato direttivo centrale non sappiamo quanto a lungo sarà ricordato; di certo abbiamo assistito al sorprendente risultato di vedere i gruppi Area-UpC uniti nel dire no a una delibera, proposta da MI-MpC, e condivisa dalle componenti di A&I e Lista 101, che chiedeva “più incentivi economici e di punteggio per i magistrati delle sedi disagiate”, l’indizione immediata di “concorsi per coprire le gravi scoperture d’organico” del personale amministrativo e dei magistrati nelle terre di mafia, nuove misure per “potenziare le infrastrutture materiali e digitali e per migliorare le condizioni di vita dei colleghi” che si trovano nelle sedi più esposte e lontani dagli affetti più cari.

Sembra assurdo, ma è così: i componenti di Area e UpC hanno detto no, e la mozione che abbiamo proposto è stata votata da 18 componenti (10 di MI-MpC, 4 di A&I e 4 di Lista101) e non è passata per un soffio.

Cosa avevano votato i componenti di Area-UpC?

Una delibera concepita inizialmente come una reprimenda contro il procuratore Gratteri, il che sembra paradossale se solo si pensa che il punto all’ordine del giorno di cui si discuteva era così formulato: “Concrete azioni di sostegno a favore dei magistrati impegnati nei processi di mafia”.

Area e UpC volevano prendere le distanze, nella seduta odierna, da un’esternazione (Corsera, 22-01-2021), certo “sopra le righe”, ma subito rettificata da quel procuratore della repubblica, comunque risalente a quasi due mesi fa. All’epoca, lo stesso presidente dell’ANM Giuseppe Santalucia aveva ritenuto appagante il chiarimento fornito nell’immediatezza dal procuratore Gratteri, tanto da rilasciare alla stampa le seguenti dichiarazioni: “La nota oggi diffusa, nella parte in cui sottolinea il rispetto delle norme processuali e fa richiamo agli strumenti delle impugnazioni come legittima reazione, dentro il processo, a provvedimenti non condivisi, sembra poter dissipare perplessità e chiarire equivoci”.

Ebbene, nel corso del dibattito si è segnalata da più parti la pericolosità di una tale mozione, che avrebbe potuto (al di là delle intenzioni dei gruppi proponenti di Area e UpC) indebolire proprio la figura di un procuratore notoriamente impegnato, insieme ai sostituti del suo ufficio, nell’attività di contrasto alla criminalità organizzata. Non è servito, purtroppo, e la mozione, seppur edulcorata a seguito di emendamento di UpC, è stata riproposta dai due gruppi associativi, ancora una volta coesi, e quindi si è trasformata, nella sua stesura finale, in un documento evanescente contenente un generico (quanto inutile, perché decontestualizzato) richiamo al senso di misura nelle comunicazioni istituzionali dei pubblici ministeri e di tutti gli attori del processo.

Peccato che dopo l’annunciato esito negativo di quella votazione i componenti di quei gruppi si sono sottratti al merito delle questioni, e ciò pur di non convergere sull’altra mozione solo perché da noi presentata.

Nel condividere i contenuti del nostro documento, alcuni componenti di UpC hanno addirittura annunciato il voto contrario alla mozione solo perché essa non sarebbe stata frutto d’elaborazione condivisa, il che lascia francamente disorientati. Basti considerare che un’analoga situazione non aveva certo impedito a quegli stessi componenti di votare la (contestata) mozione predisposta da Area.

Dobbiamo forse pensare che l’unanimità diventa un valore solo se a formulare le proposte sono gruppi diversi da Area?

Ma ci sono state anche pagine positive in questo Comitato direttivo centrale.

L’Associazione ha saputo infatti rispondere compatta e con determinazione su altri importanti temi.

Salutiamo con favore l’approvazione di altre due mozioni che avevamo proposto.

Con la prima, prendendo atto della inattesa (perché in alcun modo motivata sul piano tecnico-sanitario) modifica del precedente Piano vaccinale, come operata dal Governo, l’ANM chiede con forza di “reinserire i lavoratori della Giustizia nei gruppi target di popolazione da sottoporre a vaccinazione prioritaria”. Il Governo ha rinunciato, purtroppo, ad assumersi la responsabilità di indicare le priorità funzionali tra le varie categorie dei lavoratori addetti ai servizi pubblici essenziali, e ha ritenuto di eliminare tout court i lavoratori del servizio giustizia dal piano vaccinazioni, incurante anche delle scelte già operate da alcune regioni in armonia col precedente Piano nazionale vaccinale del novembre 2020.

Tale delibera è stata approvata all’unanimità.

Nella seconda mozione, anch’essa proposta da MI-MpC, e poi approvata a larga maggioranza, si muovono rilievi critici a recenti delibere consiliari.

Si è chiesto al CSM di rivedere l’interpretazione della disciplina secondaria in tema di valenza del precedente disciplinare, auspicando che le sanzioni non siano più un “peso” a vita nelle valutazioni dei magistrati e che si tenga conto “del tempo trascorso dal precedente disciplinare, della sua natura, del successivo percorso professionale virtuoso del magistrato” e soprattutto delle precedenti delibere del Consiglio che ingenerano (comprensibilmente) nel destinatario l’affidamento in ordine al superamento di ogni criticità o ragione ostativa per l’ottenimento dell’incarico.

Noi di MI-MpC continueremo a impegnarci con coerenza nell’interesse dei colleghi, nessuno escluso.

        Roma, 14 marzo 2021

 

I componenti del CDC per Magistratura Indipendente e Movimento per la Costituzione 

Cecilia Bernardo - Salvatore Casciaro - Chiara Gagliano - Enrico Infante - Raffaella Marzocca - Ilaria Perinu - Maria Cristina Ribera - Antonio Sangermano - Michaela Sapio - Ugo Scavuzzo

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