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CSM

Report Plenum - Consiglio Superiore della Magistratura 13 marzo 2024

  Csm   Dal csm 
 venerdì, 15 marzo 2024

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Cari amici e colleghi riportiamo di seguito la sintesi di alcune pratiche significative trattate oggi in plenum del CSM (rimandando per il dettaglio alle relative delibere) nonché di alcune recentissime iniziative internazionali significative.

QUARTA COMMISSIONE
Un principio di civiltà giuridica: la “buona condotta “riabilita anche i magistrati. Eliminati gli effetti della condanna disciplinare per le sanzioni lievi.


Nel plenum di oggi si è messo a segno un importante e atteso traguardo con la delibera della Quarta Commissione (relatori i Consiglieri Nicotra ed Eccher) che prevede anche per i magistrati ordinari la cd. riabilitazione disciplinare.
Nel dare attuazione alla previsione legislativa, la circolare consiliare, deliberata unanimemente dal Consiglio, disciplina la normativa di dettaglio e procedimentalizza le forme e i modi per ottenere la riabilitazione.
La mancanza di una forma generale di riabilitazione disciplinare ha inciso non poco sulla vita professionale e sulla progressione di carriera dei magistrati condannati con una sanzione lieve (ammonimento o censura), nonostante che, il passare del tempo, unitamente al successivo percorso professionale virtuoso, giustificassero l’esigenza di introdurre, anche nel nostro sistema giuridico, una prudente forma di riabilitazione.
Da sempre, abbiamo ritenuto che fosse necessario contemperare l’esigenza di assicurare, anche nell'interesse dell'utenza, la rigorosa osservanza dei doveri professionali e connaturati allo status di magistrato, e, al tempo stesso, la necessità di evitare posizioni inutilmente severe tali da essere un pregiudizio senza fine nella vita professionale del magistrato.

Una circolare da tempo attesa, e, soprattutto, fortemente sostenuta da noi tutti e realizzata grazie alla determinazione dei Consiglieri operanti in quarta commissione Bernadette Nicotra (presidente) ed Edoardo Cilenti (componente), sinergia che ha reso possibile questo storico risultato che non è tanto un “premio” alla “buona condotta” ma un principio di civiltà giuridica: una condanna disciplinare non può essere una macchia indelebile nella vita professionale del magistrato.
Si segnala l’intervento in plenum della Consigliera Bernadette Nicotra che si può ascoltare al seguente link

SETTIMA COMMISSIONE
Criticità relative all’applicativo APP rilevate dagli Uffici Giudiziari
A seguito del quesito posto dal Procuratore Generale della Repubblica di Palermo, il quale ha chiesto indicazioni su “ presupposti, limiti e modalità di ricorso alla sospensione dell’applicativo APP” , la Settima Commissione ha ritenuto di ricostruire, in una delibera approvata dal Plenum, il complesso iter che ha accompagnato la diffusione dell’applicativo in questione negli uffici requirenti e giudicanti, e di evidenziare le criticità riscontrate nel suo utilizzo da parte degli Uffici.
L’applicativo APP destinato a gestire il Processo Penale Telematico è stato regolato con l’adozione del decreto 271/2023, emanato in esecuzione dell’art. 87 co.3 D.L.vo 150/2022. Dal 14 gennaio 2024, dopo una prima fase di sperimentazione che ha interessato alcuni uffici pilota, è stata prevista l’obbligatorietà del deposito telematico di “atti, documenti, richieste e memorie” nei “procedimenti di archiviazione di cui agli articoli 408, 409, 410, 411 e 415 del codice di procedura penale”.

La VII Commissione aveva istituito, in data 20 marzo 2023, un Gruppo di analisi sugli applicativi del PPT il cui compito veniva individuato “ nello studio della documentazione fornita dalla DGSIA e nella successiva fase di test degli applicativi proposti in ambito penale ”.
Il Gruppo di lavoro, a seguito dell’entrata in vigore del decreto 271/2023, ha rilevato la permanenza di diverse criticità, riportate nella relazione tecnica allegata alla delibera approvata dal Plenum.
Per quanto riguarda, in particolare, i procedimenti di archiviazione, la maggior parte degli uffici ha ritenuto di adempiere all’obbligo di cui all’art. 408 co.1 c.p.p. dando al GIP la visibilità in TIAP del fascicolo del quale viene richiesta l’archiviazione. Tuttavia, la necessità di utilizzare due applicativi (a volte lavorando su tre canali, considerata la prassi adottata in molti uffici di veicolare gli atti anche per il tramite di copie cartacee c.d. di cortesia) per inoltrare e poi definire un’unica richiesta di archiviazione, comporta evidentemente un aggravio di lavoro per gli uffici di Procura e GIP.

Ciò ha comportato che il numero di richieste di archiviazione è crollato nel periodo in considerazione (per gli uffici giudicanti fino ad oltre il 90%), come dimostrato dalle rilevazioni effettuate presso i singoli Distretti e riportate nella delibera.
Rispetto alle criticità rappresentate nel corpo della delibera e nell’allegata relazione tecnica, il Ministero ha individuato un cronoprogramma, anch’esso allegato, di correttivi urgenti la cui effettiva realizzazione potrebbe, nei prossimi mesi, intervenire sulle difficoltà evidenziate.
Si segnala l’intervento in plenum della Consigliera Maria Vittoria Marchianò ascoltabile al seguente link

Sulla proroga della decennalità negli uffici requirenti Su proposta della settima commissione, il Consiglio ha approvato una delibera che prende posizione
in ordine all’ambito di applicazione de ll’art. 11, comma 3, del decreto-legge 215/2023, nel senso di chiarire che il termine di permanenza decennale nel medesimo gruppo di lavoro non si applica agli uffici requirenti e ai magistrati che svolgono le funzioni nella direzione distrettuale antimafia presso la Procura della Repubblica
Come noto, in materia di permanenza nell’incarico presso lo stesso Ufficio, l’art. 19 del D. Leg. 5 aprile 2006 n.160 prevede una permanenza massima nella stessa posizione tabellare o nel medesimo gruppo di lavoro nell’ambito delle stesse funzioni, per un periodo stabilito dal Consiglio superiore della magistratura, entro il massimo di 10 anni.
Il recente art. 11 del decreto legge del 30 dicembre 2023, n. 21, al terzo comma, ha previsto che “Al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi di smaltimento delle pendenze stabiliti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, quando il termine massimo di permanenza dei magistrati presso lo stesso ufficio giudiziario con le medesime funzioni o nella stessa posizione tabellare o nel medesimo gruppo di lavoro, individuato dal Consiglio superiore della magistratura (CSM) in applicazione dell’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160, scade in data antecedente al 31 dicembre 2024, esso è prorogato fino a tale data”.
Trattasi di norma finalizzata a garantire il pieno raggiungimento degli obiettivi previsti dal PNRR, e che si ritiene riguardi esclusivamente i magistrati che svolgono funzioni giudicanti e non anche funzioni requirenti.
Invero, il terzo comma dell’art. 11 individua il termine della proroga in coerenza con quello stabilito per il raggiungimento degli obiettivi previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e nella Relazione illustrativa di accompagnamento all’A.C. 1633 di conversione in legge del decreto legge n. 215 del 2023 è chiarito che la misura è finalizzata al conseguimento degli obiettivi PNRR legati alla definizione delle pendenze.
Se questa è la ratio dell’art. 11, comma tre, del decreto legge 215/2023 e se il PNRR non riguarda gli Uffici di Procura, ma solo gli Uffici giudicanti, va escluso che la proroga del termine massimo di permanenza “dei magistrati presso lo stesso ufficio giudiziario con le medesime funzioni o nella stessa posizione tabellare o nel medesimo gruppo di lavoro” sia applicabile al termine massimo decennale di assegnazione dei sostituti procuratori assegnati alla DDA.

NONA COMMISSIONE
Nell’ambito del programma di cooperazione europea EL PAcCTO 2.0, il C.S.M., nella persona del Consigliere Dario Scaletta, ha partecipato alla seconda Conferenza Internazionale di Consenso sulla Sicurezza Cittadina e Penitenziaria che si è svolta a Quito, in Ecuador, dal 7 al 9 marzo.
Il Consigliere Scaletta è intervenuto nella sessione della Conferenza dedicata all’integrità dei giudici ed al rafforzamento istituzionale del sistema giudiziario, trattando le materie della valutazione professionale del magistrato, della responsabilità disciplinare, delle incompatibilità e del trasferimento di ufficio.
Si è messo in luce come la lotta ai fenomeni corruttivi e alla criminalità transnazionale, anche con riferimento alla magistratura, debba necessariamente misurarsi con le garanzie costituzionali e sovranazionali riconosciute ai magistrati.
Successivamente, dall’11 al 13 marzo, si è svolto a Panama l’evento di lancio de EL PAcCTO 2.0, programma di coordinamento e supporto all’attività giudiziaria a livello internazionale in favore dei Paesi latinoamericani e caraibici, al quale hanno preso parte i Ministri della Giustizia e dell’Interno dei Paesi latinoamericani e caraibici (competenti anche per la materia ordinamentale) nonché i relativi Procuratori Nazionali.
La partecipazione del CSM ha contribuito a promuovere il modello ordinamentale italiano nell’ambito della promozione e del rafforzamento dell’integrità dell’apparato giudiziario che, nell’odierno mondo globalizzato, deve fare i conti con la dimensione transfrontaliera della criminalità e del fenomeno corruttivo, nello sforzo di assicurare un impegno costante nell’attività di cooperazione internazionale.
All’esito della Conferenza e del confronto tra i diversi modelli di organizzazione giudiziaria, il Ministro Nazionale della Sicurezza dell’Argentina, Patricia Bullrich, ha preannunciato la volontà di presentare al Congresso Nazionale una nuova legislazione di contrasto alla criminalità organizzata che si ispiri al Codice penale italiano e al paradigma delle garanzie costituzionali italiane.

Dal confronto con le autorità estere è emerso come il modello ordinamentale italiano sia considerato come riferimento internazionalmente riconosciuto e obiettivo di eccellenza a cui tendere Si segnala infine l’approvazione nel plenum di ieri della delibera di parere sullo schema di decreto legislativo recante ‘Attuazione della legge 17 giugno 2022, n. 71, recante deleghe al governo per la riforma dell'ordinamento giudiziario e per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del consiglio superiore della magistratura. Si tratta di parere particolarmente complesso e denso di contenuti che ha determinato la sesta commissione a dividere l’onere relazionale tra tutti i componenti che l’hanno approvata (tra i quali i nostri Consiglieri Mazzola e Scaletta)
Fermo restando che avremo occasione di tornare su singoli punti dell’imminente intervento normativo indicato in occasione della trattazione delle conseguenti pratiche nelle diverse commissioni consiliari, rimandiamo per amor di brevità al testo della delibera.

Si segnalano gli interventi in plenum:
- della Consigliera Maria Luisa Mazzola (link: https://www.radioradicale.it/scheda/723227?i=4731265)
- della Consigliera Bernadette Nicotra (link: https://www.radioradicale.it/scheda/723227?i=4731266)
- del Consigliere Edoardo Cilenti (link: https://www.radioradicale.it/scheda/723227?i=4731275)

Edoardo Cilenti
Paola D’Ovidio
Maria Vittoria Marchianò
Maria Luisa Mazzola
Bernadette Nicotra
Eligio Paolini
Dario Scaletta

 
 
 
 
 
 

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