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Riforma della giustizia, Micciché: “Così si delegittimano i magistrati, opporsi è un dovere di tutti”

 venerdì, 17 maggio 2024

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da: La Stampa

La presidente di Magistratura Indipendente: «Dal Csm alle carriere separate non siamo una casta che difende interessi, è grave tutto l’impianto»

ROMA. Anche Magistratura Indipendente, la corrente più conservatrice, è fermamente contraria alla riforma costituzionale della giustizia. La presidente Loredana Micciché ricorda un dettaglio che al grande pubblico è sfuggito. «Non c’è solo la separazione delle carriere, ma anche la scelta dei componenti togati del Csm per sorteggio: così si affida al caso la selezione dei membri di un organo di rilevanza costituzionale, con la logica dell’uno vale uno che abbiamo sempre criticato. Il sorteggio, peraltro, non riguarda i membri laici. Come dire che i magistrati non possono scegliere, i parlamentari invece sì. Mi sembra una evidente delegittimazione».

Micciché, perché è tanto negativo separare le carriere?
«Nel sistema disegnato dalla Costituzione repubblicana, i magistrati fanno parte di un unico ordine e si distinguono solo per funzioni. Dopo il superamento del concorso, il tirocinio è uguale per tutti. Cancellare la cultura della giurisdizione non può che condurre alla figura di un pubblico ministero che affronta i processi con l’obiettivo di una condanna a tutti i costi. Proprio affermando tali principi la larghissima maggioranza del Csm ha da poco deliberato di non confermare nelle funzioni dirigenziali il Pm del processo Eni-Nigeria».

Che dire di un’Alta corte che si occuperà dei procedimenti disciplinari?
«La funzione disciplinare è affidata dalla Costituzione al Csm. La sottrazione di tale funzione si inserisce in un complessivo disegno di impoverimento e svilimento dell’organo, di cui ho già parlato».

Domanda brutale: voi magistrati siete una casta in grado anche di indirizzare il processo legislativo?
«I magistrati non sono affatto una casta che difende in modo corporativo i propri interessi. Siamo interlocutori qualificati nel dibattito riguardante leggi in materia di giustizia. Questo abbiamo fatto e faremo nell’esclusivo interesse della cosa pubblica e dei diritti dei cittadini».

Lei a Palermo ha sfidato la vulgata e difeso le correnti.
«Il diritto di associarsi è un diritto garantito dalla Costituzione a tutti i cittadini, e costituisce una delle più nobili espressioni della democrazia. Ci si associa perché si ha comunanza di valori e di modi di intendere l’esercizio della giurisdizione: ed è nell’ordine delle cose che questi valori possano essere diversi, anche tra magistrati. Quanto agli scandali, dire che dopo le vicende legate al caso Palamara le correnti debbano sparire o che siano il male assoluto è come dire che dopo Tangentopoli la politica sarebbe dovuta sparire o che costituisca il male assoluto. Non disconosco affatto le degenerazioni, ma ricordo anche che la magistratura ha mostrato di avere gli anticorpi e di aver reagito con grande severità».

Magistratura Indipendente è guardata dagli altri come troppo contigua al governo attuale. È così?
«Magistratura indipendente non è contigua a nessun partito politico e a nessun governo. Mi pare che le posizioni assunte lo provino palesemente».

Quale provvedimento del Guardasigilli ritenete il più utile e quale il più sbagliato?
«Tra i provvedimenti utili posso ricordare la proroga dei funzionari dell’ufficio per il processo. Tra quelli altamente delegittimanti, l’introduzione dei test psico-attitudinali per assumere i magistrati che introducono nella pubblica opinione il sospetto che i magistrati siano degli squilibrati. Non meno grave, la ventilata ipotesi di un reclutamento straordinario dei magistrati onorari, in violazione del principio costituzionale della assunzione per concorso».

Al congresso avete votato per acclamazione un documento unitario. Il momento è così grave da ricompattare tutta la giurisdizione?
«È ritenuto grave non solo il proposito di separare le carriere, ma tutto il complesso dei provvedimenti che ho citato. È dovere di tutti i magistrati opporsi in modo fermo e deciso».

Piuttosto che “riforme inutili” come ha bollato la separazione delle carriere, che cosa sarebbe importante fare?
«Sarebbe importante intervenire su un progetto di depenalizzazione, mai seriamente affrontato. Su una riforma processuale che limiti l’accesso indiscriminato alla giurisdizioni superiori: si pensi che la Corte di Cassazione è investita di 50.000 processi all’anno, un numero che non ha eguali in ogni parte del mondo. Per le riforme, però, ci vuole tempo, dedizione e soprattutto dialogo e rispetto reciproco. La magistratura è sempre pronta a collaborare e su questo punto tutti i rappresentati del Governo intervenuti al Congresso hanno dichiarato disponibilità. Speriamo sia così».

Da Nord a Sud si moltiplicano i casi di corruzione della politica e infiltrazione mafiosa. Si sta abbassando la guardia?
«Piuttosto, le inchieste recenti dimostrano che la magistratura non abbassa la guardia».

E poi ci sono addirittura ministri che fanno balenare la solita accusa di una “giustizia a orologeria”.
«Le inchieste hanno riguardato tutti gli schieramenti politici: mi sembra alquanto inappropriato parlare di giustizia a orologeria».

 

 
 
 
 
 
 

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