ultimo aggiornamento
mercoledì, 12 giugno 2024 18:50

RIFORME, NON VENDETTE

 giovedì, 9 maggio 2024

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Apprendiamo da notizie di stampa che il governo avrebbe approvato le linee portanti della riforma costituzionale della Giustizia, con la previsione della separazione delle carriere, della istituzione di un’Alta Corte per il giudizio disciplinare dei magistrati, della elezione del CSM per sorteggio.
Esprimiamo, in merito, la nostra forte preoccupazione e la nostra radicale contrarietà. Separare le carriere significa allontanare definitivamente il pubblico ministero dalla cultura della giurisdizione.
Significa creare un corpo autonomo di super poliziotti destinati alla sottoposizione inevitabile all’Esecutivo.
Tutto questo si risolverà in un grave danno per i cittadini, per i loro diritti e per le loro libertà.
Si va in una direzione opposta a quella auspicata a livello europeo, come affermato nella dichiarazione di Bordeaux del Consiglio Consultivo Europeo dei giudici e dei procuratori.
Ridisegnare il Governo Autonomo della magistratura consegnando alla sorte le funzioni di alta amministrazione del CSM e’ una scelta espressione della logica qualunquista dell’uno vale uno che tanti danni ha già fatto all’Italia.
La direzione, invece, per una riforma seria dell’auto governo è quella di prevedere un esercizio della discrezionalità secondo regole certe e chiare.
L’istituzione dell’Alta Corte va nella direzione di uno svilimento delle funzioni del governo autonomo che prescinde totalmente da una analisi approfondita e rigorosa dell’esercizio attuale della funzione disciplinare, esercizio che ha dimostrato rigore esemplare come per nessun’ altra categoria professionale in Italia.
E allora appare evidente che alla base di questo disegno vi è solo la volontà di mortificare la giurisdizione e con essa la magistratura, in una sorta di reazione scomposta per ciò che la magistratura ha operato e rappresenta: il controllo di legalità nel rispetto del principio di separazione dei poteri e
nell’interesse esclusivo dei cittadini.
Siamo stupiti di come, anziché affrontare, nell’interesse della collettività, le vere emergenze della giustizia - tra tutte, durata dei processi e situazione carceraria- si voglia distruggere il vigente ed equilibrato sistema costituzionale.
Come sempre abbiamo fatto, restiamo disponibili ad una collaborativa interlocuzione, nella chiarezza delle nostre posizioni.
Ci faremo promotori nelle prossime settimane di momenti di riflessione e confronto interni ed esterni alla magistratura, nella convinzione che solo un percorso condiviso sarà il viatico di una riforma efficace.
Chiediamo all’ANM una immediata mobilitazione culturale e operativa che non escluda nessuna forma e modalità di espressione di un motivato e forte dissenso.
La Presidente, Loredana Miccichè
Il Segretario Generale, Claudio Galoppi

 
 
 
 
 
 

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