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La sentenza 310/2013 della Corte Costituzionale: passi indietro rispetto alla sentenza 223/2012

 lunedì, 23 dicembre 2013

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di Aldo Morgigni

Con la sentenza 310/2013 (il testo è in allegato) la Corte costituzionale ha - purtroppo - mutato giurisprudenza in materia di blocco della contrattazione dei dipendenti pubblici, affermando - diversamente da quanto sostenuto in relazione alla medesima misura contenuta nella manovra 1992 - che il blocco è ragionevole anche se eccede l'anno di bilancio. Nella specie si è arrivati a 4 anni (fino a dicembre 2014) in relazione al periodo di crisi economica che giustificherebbe una misura così draconiana.
La sentenza contiene anche ulteriori principi "in malam partem" per i pubblici dipendenti, come quello secondo il quale è giusto bloccargli le retribuzioni perché ciò non crea disparità con l'impiego privato, non assimilabile a quello pubblico perché non gode di stabilità. C'è anche una sintetica allocuzione sul fatto che il maggior peso imposto a chi paga le tasse per forza (tramite ritenuta alla fonte) non è una misura disparitaria rispetto a chi le tasse le evade (che così non viene colpito per due volte, perché l'imposizione non gli aumenta e perché quella che ha la evade ...).
Il "regresso" più grande, però si ha nella parte in cui si esclude la natura tributaria di questi blocchi, come era stato affermato poco più di un anno fa per i magistrati con la sentenza 223/2012. In questo modo, paradossalmente, finiremo con chi dirà che è legittimo anche non pagare più del tutto le retribuzioni ai dipendenti pubblici, dimenticando i servizi indispensabili che il settore pubblico fornisce.
La "forza" di della sentenza 223/2012 viene, in conclusione, dimezzata, perché nel 2015 verrà effettuato un saldo negativo del 3% sui nostri stipendi, con restituzione di tale somma lorda e azzeramento degli anticipi del 2013 e 2014 (che dovrebbe essere corrisposto a breve). Ciò deriva dal blocco dei contratti pubblici per tutto il triennio di conguaglio 2012/2014, definitivamente sancito, salvo improbabili modifiche legislative dalla sentenza 310/2013. In sostanza, poiché i pubblici sono stati fermi nel triennio di riferimento, non ci sono incrementi ai quali adeguare i nostri stipendi e gli anticipi 2013 e 2014 (mediamente 3200 euro lordi pro capite) andranno restituiti nel 2015.
Una "misura tampone" per evitare questa batosta potrebbe essere quella di chiedere l'applicazione dell'adeguamento anno per anno, come sarebbe già possibile secondo la L. 448/1998. In questo modo si eviterebbero fastidiosi "recuperi" di anticipi già pagati (e verosimilmente già spesi ...), poiché l'adeguamento sarebbe annuale e non triennale. Quindi se l'anno precedente non c'è stato alcun incremento per i pubblici dipendenti non verrebbe corrisposto nulla.
Forse potremmo essere in tempo ad attivarci in tal senso, rinegoziando l'applicazione della L. 448/1998 su base annuale per il 2014. In questo modo non percepiremmo l'anticipo ma non saremmo costretti a restituire due annualità di anticipi nel 2015. Mi rendo conto che è periodo di elezioni primarie, ma spero che l'ANM si impegni anche su questo versante.

Aldo Morgigni
 

 
 
 
 
 
 
 

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