ultimo aggiornamento
sabato, 30 luglio 2022 19:20

Sulla mancata estradizione dei terroristi riparati in Francia

 lunedì, 4 luglio 2022

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La notizia della decisione della Chambre de l'Instruction della Corte d'Appello di Parigi che ha respinto tutte le richieste di estradizione dei dieci latitanti condannati in Italia per i gravissimi delitti commessi nei c.d. anni di piombo ci stupisce e impone alcune riflessioni.

Esprimiamo pieno rispetto per le decisioni della magistratura francese, per la sua autonomia e la sua indipendenza, ma non possiamo fare a meno di evidenziare che la decisione di negare tutte le richieste di estradizione avanzate dal nostro Paese, dopo che il Governo francese aveva deciso di darvi seguito con la storica decisione del 22 aprile 2021, riapre innegabilmente una pagina drammatica e tuttora dolorosa della nostra storia.

Il nostro Paese ha assunto un importante impegno per assicurare la cattura di quei latitanti, con specifiche iniziative di alcuni uffici giudiziari volte a scongiurare la prescrizione della pena, ma la decisione assunta di rigettare tutte le richieste di estradizione, senza alcuna distinzione tra biografie, iter giudiziari e condizioni di salute, a prescindere dalle sue ripercussioni sulla mai sopita sofferenza dei familiari delle vittime, non onora il sistema della giustizia italiana che, al contrario di ciò che si assume, ha assicurato a quei condannati, come a tutti i cittadini italiani, un processo equo e adeguate garanzie processuali di difesa, che si svolgono in più gradi di giudizio.

Magistratura Indipendente non ignora le incalzanti polemiche che hanno fatto eco agli arresti avvenuti in Francia nell’aprile del 2021 nell’ambito dell’operazione denominata “Ombre Rosse” e gli appelli promossi da quanti hanno domandato che senso abbia, a decine di anni di distanza da quei gravissimi fatti di sangue, pretendere l'esecuzione della pena di persone anziane che – si sostiene – sarebbero radicalmente cambiate, per essersi inserite in un contesto sociale completamente differente da quello che fu il feroce teatro dei loro efferati crimini.

Va ricordato, però, che a differenza di questi irriducibili latitanti, la gran parte di coloro che sono rimasti in Italia e hanno deciso di affrontare le loro responsabilità hanno usufruito della legge sulla dissociazione, che a fronte di una semplice dichiarazione di abbandono della lotta armata e di una generica ammissione dei fatti commessi ha concesso importanti benefici in termini di commutazione e riduzione di pena: un’opportunità di reinserimento per chi, condannato o sotto processo per fatti di terrorismo, volesse coglierla.

I cittadini condannati per gravi atti di terrorismo fuggiti in Francia, al contrario, hanno sempre fermamente ritenuto che la società italiana non meritasse neppure un gesto di riconciliazione, disconoscendo in radice la giustizia che li aveva riconosciuti colpevoli degli atroci crimini commessi, e ciò rende ancora più amaro il sapore dell’impunità che si avverte nelle pieghe della decisione francese.

Non intendiamo ribadire il principio del diritto dello Stato di ottenere la punizione dei colpevoli a qualunque costo, rifiutando ogni altra via. Al contrario, riteniamo giusto, per quanto difficile, cercare forme di risposta capaci di ricomporre una comunità ferita, lacerata da violenze profonde: ma senza sminuire o peggio cancellare il male con un tratto di penna. Sarebbe vanificare la giustizia.

Se i condannati rifugiati in Francia fossero stati estradati, avrebbero direttamente constatato che lo Stato italiano rispetta i diritti, anche di coloro che erano intenzionati a sovvertirne l'ordine democratico, con sequestri, rapine e attentati, credendo nella rivoluzione violenta e colpendo vittime inermi, grottescamente individuate come simboli da abbattere per imporre le proprie idee a discapito di quelle degli altri.

Magistratura indipendente ribadisce, dunque, l’importanza che le sentenze della giustizia italiana vengano eseguite perché è sull’effettività dell’esecuzione che si gioca l’esistenza stessa di un ordinamento giuridico.

 
Magistratura Indipendente

 

 
 
 
 
 
 

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