Magistratura Indipendente
martedì, 11 dicembre 2018 03:01
 

martedì, 20 giugno 2017
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La fabbrica di San Pietro. Dalla legge n. 111 del 2007 alle recenti proposte di riforma: il cantiere infinito del “nuovo” ordinamento giudiziario (Roma, 15 giugno 2017) - Relazione introduttiva.

Antonello Racanelli, Segretario generale di Magistratura Indipendente

 

 

Ho il compito di introdurre i lavori di questo incontro ma, preliminarmente, voglio rinnovare il ringraziamento ai colleghi che l’hanno organizzato (Stefano Guizzi, Gianluca Grasso e Roberto Mucci),

Voglio ringraziare per il loro intervento, che ci onora, il Presidente della Corte di Cassazione  ed  il Procuratore Generale Aggiunto presso la Corte di Cassazione, il segretario generale dell’ANM e tutti coloro che interverranno. Un ringraziamento particolare al Procuratore Generale Salvi per l’ospitalità che ci consente di riunirci in questa bellissima sala. Permettetemi poi di rivolgere un ringraziamento particolare sia ai nostri consiglieri superiori Forteleoni, Galoppi e Pontecorvo sia ai miei ex colleghi del Consiglio Superiore che hanno accettato di intervenire: il Presidente Marini, l’avv. Palumbo ed i colleghi Nappi e Fuzio.

Il nostro Presidente Giovanna Napoletano si scusa per la sua assenza dovuta ad indifferibili impegni di ufficio.

Un cordiale saluto a tutti i presenti.

Solo qualche breve riflessione perché siamo già in ritardo e non voglio sottrarre tempo ai confronti previsti.

Quando qualche mese fa mi è stata presentata la proposta di organizzare questo incontro e mi è stato anche anticipato il possibile titolo “la fabbrica di San Pietro” ho subito manifestato la mia convinta adesione. E’ un titolo indovinatissimo: ormai è diventato un modo di dire per indicare un lavoro perennemente in cantiere. Ho trovato su un dizionario la seguente  definizione: opera, situazione o azione che si trascina nel tempo senza mai concludersi e che fa dubitare della capacità o dell’onestà dei responsabili. Ed in effetti l’ordinamento giudiziario è un cantiere in continua attività.

Se da una parte militano ragioni per un fermo biologico dall’altra vi sono altrettante ragioni che spingono per interventi immediati e significativi.

L’incontro di oggi è articolato in distinte sessioni per focalizzare alcuni dei principali problemi.

Anche se dobbiamo con soddisfazione prendere atto che finalmente dopo anni di assoluto disinteresse il Ministero della Giustizia è seriamente impegnato nella copertura degli organici dei magistrati (è di questi giorni la notizia di un ulteriore bando di concorso per l’assunzione di oltre 300 magistrati), siamo,  però, nello stesso tempo ormai tutti consapevoli che è necessario intervenire anche sulle modalità di accesso in magistratura: ormai si entra in magistratura ad un’età troppo avanzata e dopo molti anni dalla laurea. E questo pone molteplici  problemi, anche di natura previdenziale in relazione al recente abbassamento dell’età pensionabile.

Saranno poi affrontate altre tematiche molto importanti.

Parleremo di valutazioni di professionalità, del conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi e di responsabilità disciplinare.

Trattasi di temi centrali nella vita del magistrato e non solo del magistrato.

Ormai è passato qualche tempo dalla modifica della circolare per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, modifica alla quale hanno contribuito in modo rilevante i nostri tre consiglieri: centinaia di incarichi sono stati conferiti sulla base dei nuovi criteri ed è quindi possibile provare a tracciare un primo bilancio.

La riflessione sul sistema disciplinare ci permetterà anche di sfatare alcuni luoghi comuni piuttosto diffusi: mi riferisco in particolare alla pretesa irresponsabilità  dei magistrati, smentita dai dati statistici dell’attività disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura.

Sul punto non posso non salutare con particolare favore una recente delibera del Consiglio Superiore che propone al Ministro della Giustizia di farsi portatore di una  proposta di modifica normativa diretta ad introdurre anche nel sistema disciplinare dei magistrati l’istituto della riabilitazione del magistrato condannato disciplinarmente dopo un congruo periodo di ineccepibile servizio delle funzioni e di buona condotta. E’ un risultato importante che non era stato possibile raggiungere nella precedente consiliatura nonostante l’impegno dei consiglieri di Magistratura Indipendente ed anche di alcuni consiglieri laici, tra i quali, in particolare, il Presidente Marini e l’avv. Palumbo.

Personalmente, l’ho già detto in altre occasioni, non ritengo sia un tabù riflettere su eventuali interventi sull’attuale assetto del nostro sistema disciplinare.  Credo si possa riflettere con pacatezza e serenità sull’opportunità di evitare coincidenza di ruoli tra attività consiliare lato sensu ed attività giurisdizionale in sede disciplinare. È possibile, quindi, pensare a   modifiche normative in tal senso, ovviamente purchè venga mantenuta l’attuale proporzione tra membri togati e laici nella composizione della Sezione Disciplinare (2/3 togati, 1/3 laici).

Poiché da alcune parti si evidenzia anche l’imperfetto funzionamento del principio di obbligatorietà dell’azione disciplinare, si potrebbero prevedere meccanismi procedurali diretti a garantire un maggiore controllo sull’esercizio ovvero sul non esercizio dell’azione disciplinare.

Maggiori perplessità suscita,invece, l’idea di superare  la tipizzazione dell’illecito disciplinare, che rappresenta un’importante garanzia per il magistrato. Sul punto non sono d’accordo  con quanto è stato detto nei precedenti interventi.

Particolarmente interessante si presenta anche l’ultima parte dell’incontro: rifletteremo a 360 gradi sul nostro organo di governo autonomo.

Sarà una discussione aperta alla quale parteciperanno laici e togati, espressioni di diverse sensibilità e che ben conoscono pregi e difetti dell’attuale sistema, anche perché alcuni ne fanno o ne hanno fatto parte.

Come segretario di una delle c.d. correnti della magistratura ritengo sia utile che le correnti e l’ANM, pur nel rispetto dell’autonomia del Consiglio Superiore della Magistratura, recuperino un ruolo di osservatore anche critico, ove necessario, nei confronti del nostro organo di governo autonomo.

Sono molti i temi che sul punto potrebbero essere oggetto di riflessione. Questo Consiglio si è indubbiamente caratterizzato per uno spirito riformista (vedi interventi sul regolamento, in materia di incarichi direttivi etc…) ma pongo una domanda provocatoria: stiamo assistendo ad un proliferare di linee-guida da parte del Consiglio su molti temi, alcuni anche strettamente legati all’esercizio delle funzioni giudiziarie in senso stretto. Mi chiedo:  verso quale ruolo del Consiglio ci stiamo avviando? Non esprimo valutazioni ma formulo solo una domanda che possa essere di stimolo per la discussione finale.

Un’ultima riflessione: è necessario fare attenzione su due questioni che possono apparire contraddittorie ma non lo sono: da una parte stiamo attenti ad aumentare i poteri del Consiglio Superiore della Magistratura (mi riferisco in particolare alle prospettate ipotesi di riforma dell’art. 2 Legge Guarentigie: sul punto personalmente vedrei con favore una riforma della procedura sotto il profilo delle garanzie informative e di accesso agli atti da parte dei magistrati interessati e dei tempi di svolgimento della procedura ma sono contrario a modifiche di natura sostanziale, anche sulla base dell’uso che è stato fatto dell’istituto in questione  e parlo di uso e non adopero altri termini che pure si potrebbero utilizzare) e dall’altra parte difendiamo le prerogative proprie del Plenum del Consiglio  rispetto alle competenze del Comitato di Presidenza e dei suoi componenti. E’ necessario recuperare la centralità del Plenum: il Consiglio Superiore della Magistratura si identifica con il Plenum e parla solo attraverso il Plenum: ogni altra manifestazione di pensiero, pur provenendo da fonti autorevoli, non rappresenta il pensiero del Consiglio Superiore della Magistratura.

Avevo promesso di essere breve: mi fermo qui e vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro buon lavoro!

 

 
 
 
 
 
 
 

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